LE SALINELLE

 Le Salinelle nel presente…..

SALINELLE Le Salinelle, rilegate ai margini della città di Paternò, rappresentano uno tra i più belli fenomeni naturali, legati a processi di vulcanesimo secondario. Numerose sono, infatti, le pubblicazioni scientifiche che certificano che più della metà del gas emesso è di origine magmatica e proviene dai profondi condotti dell’Etna. Inoltre, nel corso degli anni, sono state registrate diverse ed intense fasi parossistiche che sembrerebbero, per la loro sequenza temporale, aver preceduto di alcuni mesi (circa 6) le eruzioni vulcaniche etnee registrate nello stesso periodo. Per quanto detto, le Salinelle possono essere considerate delle “finestre” sull’Etna in quanto, le variazioni dei gas emessi e le attività parossistiche che si verificano, ci permettono di stabilire che qualcosa sta cambiando nel vulcano.

L’ interpretazione del fenomeno geologico è fondata su due teorie: la teoria juvenile e la teoria meteorica.

Secondo la teoria juvenile le manifestazioni superficiali sono strettamente relazionate ai gas e all’acqua che si liberano dal corpo magmatico in fase di raffreddamento, durante la risalita lungo percorsi preferenziali (faglie, fratture beanti, giunti di stratificazione), trascinano passivamente in superficie le fasi fluide (acque di falda e idrocarburi) e le fasi solide (argille azzurre) che incontrano in profondità.

La seconda teoria detta meteorica, ipotizza la presenza di una sorgente di calore, cioè un deposito profondo di magma, che riscalda per conduzione l’acqua meteorica occupante l’acquifero sovrastante (rappresentato dalle arenarie della formazione del Flysch Numidico). L’aumento di temperatura delle acque porta ad una diminuzione della densità, ad una riduzione della viscosità, ad un  aumento della  tensione di vapore saturo, cioè dell’evaporazione. Questi fattori permettono la risalita delle acque lungo discontinuità (faglie, fratture beanti, piani di stratificazione) che collegano l’acquifero alla superficie. L’acqua calda in ascesa verso la superficie viene sostituita in profondità da altra acqua che ricarica l’acquifero, cioè da acqua meteorica infiltratasi nel sottosuolo, anche in zone molto distanti. Nel suo percorso verticale l’acqua risale molto lentamente e tende ad arricchirsi di sali diversi in funzione della natura geologica delle rocce attraversate. L’attraversamento della Serie Gessoso-Solfifera (costituita da carbonati, gessi e sali) porta ad una notevole concentrazione delle acque. All’azione chimica si associa  anche un’azione di tipo meccanico che si esplica con maggiore intensità sui terreni più teneri: vengono erose per lo più le argille azzurre pleistoceniche che vengono trasportate in sospensione fino in superficie. Durante la risalita, le acque calde entrano in contatto anche con le acque delle falde superficiali più fredde ed a differente tenore salino, le diluizioni subite in questa fase portano quindi sia ad una variazione della concentrazione degli ioni disciolti nelle acque sia ad un abbassamento della temperatura. Per tale motivo le Salinelle sono state definite “sorgenti fredde”: la temperatura dell’acqua emessa è infatti solitamente bassa e si discosta poco dalla temperatura ambiente (16 -18 °C), solo in alcune fasi parossistiche sono state registrate temperature comprese tra 40 e 50 °C circa ed in tali occasioni sono state osservate delle colonne di acqua fangosa alte fino a 1,5 m.

Le aree interessate dal fenomeno (ved. ubicazione in carta),  sono:

  1. Salinelle del Fiume;
  2. Salinelle dei Cappuccini o dello Stadio;
  3. Salinelle di San Biagio o del Vallone Salato (in territorio di Belpasso).

coll salinelleLe tre Salinelle, disposte a raggiera rispetto al Neck di Paternò, risultano accomunate solo dalla sorgente magmatica, causa principale del fenomeno che le caratterizza. Tutti gli altri aspetti (intensità dei fenomeni, densità dei fanghi eruttati, entità e tipologia dei depositi superficiali, morfologia dei conetti eruttivi) sono differenti per le tre aree.

Dentro la valle del fiume Simeto, in Contrada Coscia del Ponte, nascoste in una distesa di agrumeti, su una rupe basaltica preservata dall’erosione fluviale, si sviluppano le Salinelle del Fiume, così denominate per la loro vicinanza al corso d’acqua. L’estensione dell’area interessata è molto limitata; l’attività, generalmente poco intensa, si esplica con la formazione di polle superficiali con orlo craterico, dal cui condotto centrale fuoriesce fango, si tratta di apparati “temporanei” che nascono e si estinguono, a volte anche soltanto dopo qualche giorno. L’elevata salinità delle acque che risalgono si riflette nella presenza di croste saline. Inoltre, un’estesa coltre di depositi rossastri, indica la presenza di un’acqua notevolmente ricca in Ferro. 

Le Salinelle dei Cappuccini, si trovano nella periferia occidentale dell’abitato di Paternò sul versante settentrionale della omonima collina, a ridosso di Contrada S. Marco: tra zona Cappuccini Vecchi, sorgenti Acque Grasse e Monafria, vicino all’odierno campo sportivo (per tale motivo, conosciute anche come Salinelle dello Stadio). Queste Salinelle, rispetto a quelle del Fiume, sono molto più estese, ricoprono, infatti, un’area di 30.000 mcirca; sono più attive e presentano un terreno argilloso che non consente lo sviluppo di vegetazione. Non di rado, la loro attività ha anche portato a “perforazioni”dall’asfalto della strada che divide tale sito in due parti, segno di una complessa attività di ricarica che coinvolge in primis l’Etna.

Le Salinelle di San Biagio, che come già detto, sebbene prossime alla periferia orientale dell’abitato di Paternò, ricadono nel territorio comunale di Belpasso, sono caratterizzate da un grande vulcanetto, che si erge per qualche metro sul substrato alluvionale, dominando la valle antistante, su cui si sono impostati apparati secondari attualmente in attività.

Il conetto principale presenta una morfologia piuttosto acclive, che può essere stata in parte “ereditata” dal substrato su cui si è impostato in punto di emissione ed in parte generata dalla elevata densità delle emissioni (molto più alta rispetto agli altri due siti), il che comporterebbe un più difficile allontanamento dei fanghi dal punto di emissione.

A causa della notevole pendenza dei versanti le colate che si dipartono dai punti d’emissione tendono ad incidere con più vigore i fianchi, creando dei canali di scolo all’interno dei quali le colate fangose scorrono molto velocemente fino ad incanalarsi lungo l’alveo del torrente Salato. Rispetto ai casi precedenti, vi è assenza di croste salate e di ossidi di Ferro che può essere spiegata con un minor tenore salino delle acque, collegato all’assenza nel sottosuolo dei termini solubili appartenenti alla Serie Gessoso-Solfifera (carbonati, gessi, sali) che forniscono la “materia prima” per la formazione di questi depositi.     

  

..…tra passato…..

 

Tra tutte, quelle che hanno da sempre riscosso una maggiore attenzione sono le Salinelle dei Cappuccini.

Grazie al ritrovamento di resti di un villaggio preistorico, viene fatto risalire fin dal VI millennio a.C. il primo insediamento in loro prossimità; infatti, la vicinanza di risorse importanti come il sale e l’acqua calda, nonché la possibilità di un uso anche terapeutico dei fanghi, furono probabilmente la motivazione che spinse alla scelta di questo sito fin dal neolitico.

Facendo riferimento all’antico nome della Città di Paternò, visto che ai piedi della collina di Paternò vi è una zona caratterizzata da vulcanetti di fango detta “Salinella”, secondo il Ciaceri (1911), là avrebbe avuto origine il culto della dea Hybla, divinità tellurica, e là sarebbe sorta la corporazione degli indovini greci (Galeatis), poiché si credeva che oracoli e divinazioni dovessero sorgere all’imbocco o nelle vicinanze di sotterranei per consentire la comunicazione con le divinità ctonie.

Le Terme Romane di Contrada Cappuccini Vecchi fanno presume che queste fossero state costruite proprio a ridosso di tali Salinelle, e che già i Romani ne fecero un uso terapeutico. Si ritiene inoltre che, anche gli arabi utilizzarono, per scopi terapeutici e non, i fanghi delle Salinelle.

 

…..e futuro!

 

Sulla scia di quanto avvenuto in epoca romana e araba, si potrebbe ridare valore a ciò che non è per la Città di Paternò solo un fenomeno naturale. Infatti, le Salinelle rappresentano per Paternò una potenziale risorsa economica legata, oltre che al turismo naturalistico, anche al turismo termale. Allo sfruttamento termico per finalità di fangoterapia, potrebbe, inoltre, essere associato quello di climatizzazione degli ambienti. Per di più, qualora se ne accertassero le idonee caratteristiche (T>150 °C), il potenziale energetico delle Salinelle potrebbe essere sfruttato per la produzione di energia elettrica, con conseguenti benefici economici sia per le utenze domestiche che per quelle industriali che insistono sul territorio. Ad oggi, quest’ultima rimane solo un’ipotesi, sarebbe invece molto più realistico lo sfruttamento per usi a media e bassa entalpia (T<150 °C), poiché, così come riferito dal Dott. Salvo Giammanco (ricercatore dell’ I.N.G.V. di Catania), nel corso di un recente convegno tenutosi a Paternò in merito al potenziale geotermico dell’area, le temperature nel sottosuolo delle Salinelle dovrebbero aggirarsi intorno ai 100 – 150 °C.

a Cura di Concetta Spitaleri

 

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