INGEGNO E STRATEGIA

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La struttura architettonica

Il castello normanno nel corso dei secoli fu arricchito e sostanzialmente tenuto in buone condizioni da tutti coloro che per diritto di dominazione o di proprietà in tempi a noi più vicini, ne hanno detenuto il possesso. Sono quasi inesistenti testimonianze di tipo scritte o iconografiche che possano aiutarci a ricostruire con precisione la sua struttura originaria, è pertanto uno studio attento dell’insieme dei suoi elementi essenziali e delle sue connotazioni architettoniche ad aiutarci a comprenderne la sua storia quanto la sua evoluzione.

Giungono ai tempi nostri alcune fotografie d’epoca e cartoline antiche.

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Le principali cause di deterioramento dell’edificio sono perciò rintracciabili agli anni in cui venne adibito a carcere, anni in cui i documenti carcerari lo descrivono come un ambiente privo di servizi igienici adeguati, lugubre all’esterno quanto all’interno e luogo di tortura e di perdizione, in cui una volta entrati se ne usciva solo da morti.

Alcune delle foto storiche più antiche sono state custodite gelosamente da collezionisti del luogo.             Grazie a questi documenti fotografici possiamo determinare quanto sia stato rilevante il lavoro di restauro, svolto già allora dalle amministrazioni territoriali per il ripristino dello stabile ad inizio novecento.

In una delle foto più antiche, datata 1851, l’edificio viene ripreso dalle facciate sud ed ovest. Si nota nella medesima foto lo stato di degrado nel quale il castello si trovava, e nel dettaglio è evidente: quanto fosse danneggiata la grande finestra bifora del piano superiore e l’esistenza di due finestre rettangolari poste poco sotto e ad oggi inesistenti. Le merlature sono praticamente deteriorate e ormai del tutto distrutto sul versante ad est.

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Furono eseguiti nel corso del 900 almeno tre opere di restauro; nel 1916 furono eseguite delle modifiche importanti, fra cui la chiusura di alcune finestre e l’apertura di due monofore sul prospetto sud.

La torre ha la forma di un parallelepipedo irregolare. Alla pianta misura 24,8 x 18,2 metri e raggiunge un altezza di 25. Ad est sporge una torretta, che allunga questo versante di 1,52 metri nel perimetro esterno dando all’edificio maggiore imponenza. Nei muri perimetrali larghi 2,60 metri sono incastonate le scale interne.

L’ingresso principale del castello è sul versante nord, posto lateralmente rispetto all’andamento della strada che porta dalla cittadina sottostante alla collina del castello. É posto ad un piano superiore rispetto alla base visibile dall’esterno. I prospetti sud e nord si mostrano compatti dando vigore all’intero edificio e confermando esteticamente la sua funzione prettamente di difesa. Nello specifico, le mura a sud si presentono come le meno ricche di elementi decorativi, presentando solo due monofore simmetriche che definiscono l’altezza del pian terreno rispetto alla base, e due feritoie poste ai piani superiori. A nord invece, dove si trova l’ingresso del Castello, vi è una porta ad arco acuto adornata sempre con pietra bianca e raggiungibile attraverso una scalinata in pietra costruita in tempi più recenti rispetto a quella che poteva realmente essere la via d’accesso all’edificio. Questo elemento restringe la visuale sulla porta di accesso e snatura l’austera immagine del castello. Da qui è chiaramente visibile una torretta di avvistamento (di cui parleremo meglio in seguito) posta come elemento aggiuntivo e praticamente esterna al perimetro effettivo, quasi mimetizzata con la reale conformazione dell’intero monumento.

Nei prospetti est ed ovest invece sono presenti gli unici veri elementi decorativi, anch’essi  impreziositi da pietra bianca a contrasto netto con il nero della pietra lavica utilizzata per la realizzazione dell’intero edificio. Entrambi i versanti, rivolgendosi sull’aria urbana e sulla valle del Simeto, risultano funzionali all’immagine di dominio feudatario che i costruttori diedero sin dall’inizio al dongione normanno. Sulla facciata orientale, oltre le finestre, all’altezza di 0,93 metri di intravede, nascosta fra i costoni rocciosi a basamento del castello, una piccola porticina quadrata che si rivolge verso una stanza di dimensioni discrete, presumibilmente una via di fuga collegata ad un cunicolo ricavato ancora una volta nella cinta muraria e sicuramente utilizzato durante le azioni militari. Ad ovest invece, sotto la grande bifora si aprono tre finestre monofore alle quali si dispongono intono, quasi irregolarmente altre feritoie e piccole finestre.

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Varcato l’ingresso ci si immette in una grande sala rettangolare grande circa 11,90 x 5,90 metri, arricchita al centro da una cisterna alta 84 cm realizzata con conci di pietra  calcarea e profonda 5,62 cm nella quale venivano raccolte dellle acque piovane (non va escluso l’ulteriore utilizzo per la raccolta di scorte alimentari).

La sala «è coperta da una volta a botte a tutto sesto costituita da filari di mattoni posti a coltello, alternati a filari di blocchetti di pomice lavica. Nell’angolo nord-est della sala esistono tre gradini di forma semicircolare che immettono nella scala che porta ai piani superiori e la porta con arco a sesto acuto, che ammette nella cappella di San Giovanni», nella quale sono presenti ancora alcuni affreschi raffiguranti l’Agnus Dei con la croce a cui era devoto il Conte Ruggero. «Nell’abside è raffigurato un Cristo Pancreatore, mentre lungo le pareti sono rappresentate figure di santi».

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Nel vano accanto si accede ad una scala che porta ai sotterranei della cappella, posti sul versante est, ambiente che conduce ad uno dei cunicoli realizzati, si ipotizza, come via di fuga in caso di attacchi nemici. In questo piano sono presenti altri due vani a pianta quasi quadrata che si orientano verso sud. Uno dei due è privo di porta di accesso e storicamente si pensa sia stato utilizzato come carcere con accesso tramite scala mobile. Entrambi gli ambienti sono illuminati da luce proveniente dalle finestre citate precedentemente e quindi collocate sul versante sud. Al di sopra della sala principale è presente un solaio di legno delimitato da una volta a botte ribassata e illuminata da cinque finestre a feritoia. A nord l’unica finestra rotonda presente nell’intero edificio; intorno al solaio sono presenti diverse edicole ad arco e nicchie rettangolari. Da qui si accede ad una delle torrette laterali dell’angolo a nord-est.

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Questo ambiente si conforma perfettamente allo spazio sottostante arricchendolo con la sua atmosfera austera. Il gioco di luci e di ombre che ne conviene ricrea un ambiente unico nell’intero complesso dell’edificio, più intimo rispetto agli altri vani e al contempo anche più lugubre, quasi rilevando la sua identità di ambiente di transito fra le camere in cui si pensa infatti che furono adibite a prigione e i piani sovrastanti dedicati alla vita quotidiana degli abitanti del castello.

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Il primo piano infatti è molto più luminoso se pur suddiviso in 4 aree, di cui una si estende da nord  a sud misurando 19,04 x 5,87 metri; quest’ambiente prende il nome di sala “delle Armi” o “ del Parlamento”. Si distinguono nella sala otto edicole presumibilmente utilizzate per sorreggere delle lampade o altri oggetti di decoro; il tetto «è realizzato con una volta a sesto acuto nelle quali sono visibili le bocche delle anfore fittili adoperate per alleggerirla, presenti anche nella cappella». Questo espediente tecnico pare che fosse stato pensato come sistema antisismico, poiché costituiva idealmente un metodo ingegnoso per alleggerire il peso della struttura creando all’interno delle mura delle bolle d’aria (ricordiamo costruita su un costone di pietra lavica risalente ad un antica eruzione alla quale si attribuisce la formazione della collinetta).

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La sala, splende di luce grazie a quattro grandi finestre bifore rivolte verso oriente, alte 1,78 metri adornate con una colonnina centrale di alabastro e pietra calcarea di diametro pari a 13 cm. «Ai lati di ciascuna bifora, ricavati nello spessore del muro, vi sono due sedili contrapposti e sulle fiancate interne , incise nella pietra calcarea, è possibile ancora leggere messaggi e segni lasciati dai prigionieri nel periodo in cui la Torre su adibita a carcere». Sopra le bifore sono presenti delle feritoie utili nei periodi di guerra. Nel muro in cui oggi è presente la riproduzione di un affresco, inserito come elemento decorativo durante la registrazione di alcune scene del film “La Piovra 8” si ipotizza fosse presente un grande camino di cui oggi non esistono più tracce. Gli altri ambienti, due dei tre vani presenti nel piano sono accessibili tramite le porte laterali. Queste stanze pare siano state nel tempo alcune delle camere residenziali maggiormente utilizzate dai castellani. Il terzo vano, posto nell’angolo a sud-ovest è collegato ad una delle altre due stanze. Ognuno di questi è illuminato da una monofora che si restringe verso l’esterno. Nelle paresti sono visibili dei piccoli vani-armadio di grandezza irregolare. Uno di questi, proprio per le sue modeste dimensioni fu probabilmente adibito a bagno. Anche qui troviamo un’area adiacente alla torretta posta a nord sicuramente utilizzata dalle guardie per eventuali avvistamenti.

«Dal salone, superando due gradini di forma circolare attraverso una porta archiacuta situato all’angolo nord-ovest, si accede ad un vestibolo e da questo ad una scala illuminata nelle sue prime rampe di 15 e 8 gradini da 3 finestre e nell’ultimo tratto di 17 gradini da un’unica finestra, che conduce al secondo piano». Qui troviamo cinque vani, di cui il più grande, posto al centro, è ampio metri 17,10 x 6,18 e completamente invaso dalla luce proveniente dalle due grandi finestre con dei sedili, poste agli estremi del salone, delle quali una è decorata con marmo bianco e l’altra con pietra lavica nera. Il tetto è realizzato sempre attraverso la realizzazione di una volta a tutto sesto. Anche qui sono presenti delle edicole.

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Dai lati lunghi di questo grande salone è possibile accedere ai quattro vani restanti, disposti due per lato e al loro interno costituiti da altri piccoli ambienti. Questi vani furono sicuramente adibiti a camere da letto sin dall’inizio dell’edificazione della Torre e arricchite ai loro interni da diverse nicchie e edicole un tempo utili come mensole e armadi scavati direttamente nella pietra. In uno dei quattro vani è stato ricostruito in tempi recenti uno dei camini realizzati in questi interni per poter rendere più confortevole la permanenza. Al momento, all’interno del castello sono presenti alcuni elementi di decoro utilizzati come oggetti di arredo durante una manifestazione di rievocazione in stile medievale.

Anche in questo piano troviamo un piccolo oratorio con tracce purtroppo poco visibili di antichi affreschi religiosi; in questo caso è possibile intravedere una raffigurazione di San Marco, un leone, un Vangelo ed un angelo. Dal salone principale è possibile accedere all’ultima scala incassata nelle mura di cinta, anch’essa a sesto acuto ed elevata dal calpestio di circa un metro. Si accede attraverso tre gradini e immette in un vestibolo che porta alle scale illuminate da tre monofore. Da qui si accede al terrazzo che occupa l’intera superficie del castello. Sottoposto alle intemperie, è l’area nelle peggiori condizioni e i restauri effettuati hanno totalmente stravolto le condizioni originali, non esistono infatti tracce delle merlature, solo pochi accumuli di pietra sparsi ed una pavimentazione scarna e incoerente con i materiali di costruzione dell’intero edificio. Sulla pavimentazione inoltre sono stati rilevati tre fori che confermano l’esistenza dei camini del piano inferiore.

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«Lungo il muro orientale si aprono due condotti verticali, profondi circa due metri, di forma irregolare di dimensioni di 1,25 x 1,00 m. I condotti (dei quali non esistono tracce di scale né di altri sistemi di discesa ed è quindi probabile che fossero dotate di scale di corda) portano a due cunicoli, ricavati negli spazi di risulta tra le curvature degli estradossi delle volte del secondo piano, e lungo i camminamenti è ancora possibile notare, anche se ormai occlusi, gli estremi superiori dei fori di alleggerimento delle stesse volte. Entrambi i cunicoli hanno un andamento ad L con il primo tratto, più corto parallelo al lato est della Torre ed il secondo, più lungo, parallelo alla direzione est-ovest».

All’interno esistono delle feritoie che dall’esterno si vedono affiancate alle grandi bifore del secondo piano. Inoltre esistono delle finestre che si rivolgo verso l’interno del piano più alto. Riguardo all’utilizzo di questi cunicoli non si hanno informazioni precise anche perché assenti negli altri castelli sul territorio siciliano. Si pensa, secondo gli studi ipotizzati da Agnello, che la loro esistenza fosse stata ideata per svolgere delle ispezioni di ronda. Dal terrazzo si gode chiaramente di un fantastico panorama sia all’alba che al tramonto del sole che colora ad ovest e ad est l’intera valle con sfumature diverse a seconda dell’orientamento del sole.

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