LE DOMINAZIONI

Il Castello Normanno di Paternò, è situato su un colle ed è accessibile solo dal lato che si rivolge verso la città; da qui domina l’intera piana di Catania, la valle del Simeto e il vulcano etneo. Fu posizionato strategicamente su un territorio scenario di molteplici scontri bellici per la dominazione della fiorente area circostante con particolare attenzione al corso del fiume Simeto, considerato una via di penetrazione verso l’interno della Sicilia. Intorno al perimetro del castello, sono stati ritrovati resti di bagni, terme, acquedotti, ceramiche e pavimenti a mosaico risalenti al II millennio a.C.; ciò lascia pensare all’esistenza di un’antica acropoli.

Alcuni reperti archeologici, rintracciabili ad età greco-romana sono ancora conservati presso i musei civici di Adrano e Siracusa. Si ha traccia in età Romana di un ponte e di strade (rinvenute nella vicina contrada di Pietralunga) utili al trasporto di merci verso il porto di Catania.

Secondo gli studi di uno dei più illustri storici del luogo, Salvo Di Matteo: «l’esistenza di stanziamenti umani nel sito e nei dintorni di Paternò è attestata fin da epoca protostorica: la determinazione della data di inizio di questa civiltà non è tuttavia possibile che con qualche approssimazione all’indice storico-archeologica; ma certo vi furono insediamenti nel neolitico, riferibile all’inizio del quarto millennio a.C., più che come prosecuzione delle millenarie culture paleo e mesolitiche indigne, in corrispondenza con l’approdo sulle coste della Sicilia di genti nuove, provenienti da lontani confini, espressione forse del primo fenomeno storico di colonizzazione dell’isola. Di queste remote stazioni  neolitiche si ha concreta testimonianza per via dei copiosi rinvenimenti fittili operati dal Cafici soprattutto nei villaggi prestorici di Tre Fontame, Poggio Rosso, Orto del Conte e Fontana di Pepe, nelle falde meridionali dell’ Etna, non lontano dall’abitato di Paternò. Attraverso l’età del rame e quella del bronzo, tale civiltà evolve in più mature forme d’arte»[1] ed è proprio a questo periodo che si attribuiscono delle ceramiche rinvenute sulla collina storica in prossimità del castello ed altro materiale stratigrafico, e di epoche anche successive. attraverso il quale è stato possibile determinare la presenza di un acropoli sul colle.

I toponimi della città dalle origini ad oggi da considerare sono sostanzialmente i seguenti:

INESSA – ETNA – HYBLA (MAYOR) – CIVITA – BATARNU’ –

PATERNIO E PATERNUM – PATERNO’

Alcuni di ispirazione pagana altri religiosa, tutti strettamente connessi alle tradizioni delle popolazioni che hanno abitato queste terre.

Gli storici  e gli studiosi riportano informazioni molto dettagliate su Inessa, Etna e Hybla esprimendosi anche nell’ipotesi che fossero «tre città distinte, o due città se consideriamo Inessa-Etna come un’unica città che cambiò il nome o come due città limitrofe con la collina come roccaforte di difesa comune…» è chiaro però che le dimensioni ridotte del colle non potevano contenere al suo interno due città distinte, e ritrovamenti storici come l’incisione “Aitna fui…” su alcuni reperti del luogo confermerebbe che la città fosse stata in passato chiamata così; è altrettanto rilevante e noto che storicamente Inessa avesse cambiato il suo nome in Etna quando fu assoggettata agli Etnei espulsi da Catania. Dopo un lungo periodo di guerre, intorno al 132 a.C., la città di Etna ottenne un periodo di prosperità e pace, fu proprio in questo periodo storico che «in Sicilia venne introdotto l’uso di chiamare Hybla i luoghi fertili».

Questo nome viene aggiunto a quello di Etna mettendo in rilievo la grandiosità della città. Nell’antichità erano note tra città con questo nome, fu attribuito ad Hybla-Etna l’aggettivo Major proprio per la sua imponenza sulle altre essendo la più feconda e ricca nella produzione del frumento. La leggenda narra che Ibla fu fondata dal Re siculo Iblone.

Dopo aver parlato di Inessa-Etna-Hybla, non si può non fare un accenno anche a Civita, situata a poca distanza da Paternò, prima di S. Maria di Licodia. Secondo il Savasta a questa località corrisponderebbe l’antica Hybla: «sorta verso il III secolo a.C., gli Ateniesi bruciarono le messi con quelle degli Inessei… famoso il suo miele. Zona ricca di caccia, ubertosa e fertile. Ippocrate cerca di conquistarla, ma vi muore sotto le mura; non aderisce alla proposta di Ducrezio di fare lega con la città d’origine sicula; paga le decime ai Romani».

Si ha traccia in età Romana di un ponte e di strade (rinvenute nella vicina contrada di Pietralunga) utili al trasporto di merci verso il porto di Catania.

Per molti secoli non si parlò più di queste terre probabilmente poiché assediata solo da gente d’arme. Nel 546 d.C. Hybla cambiò il suo nome in Paternò.

Decaduto l’impero romano, si pensa che la città sia stata distrutta da invasioni barbariche.

Poche tracce restano del periodo bizantino: ad oggi si conta solo il ritrovamento di alcune monete di poco valore.

Nel IX secolo con l’insediamento arabo il territorio assunse nuova importanza e venne inserito nel 985 nell’elenco delle principali città di Sicilia dal geografo arabo al-Muqaddasi col nome di  Batarnù. Numerosi sono stati i ritrovamenti di monete di conio arabo, i tarì. Sull’intera area agli arabi vanno attribuiti anche i sistemi di canalizzazione dell’acqua per l’irrigazione dei campi circostanti e l’introduzione della coltivazione di agrumi, ancora risorsa primaria per l’economia della cittadina.

Fra il 901 ed il 1061 si pensa che sul colle esistesse un fortilizio saraceno intorno al quale vennero edificate abitazioni ed edifici religiosi.

Si individua fra il 1061 ed il 1091, un trentennio di dominazioni normanne, guidate da Ruggero d’Altavilla e il fratello Roberto il Guiscaldo. Ciò determinò il distacco della Sicilia dalle politiche islamiche e l’affermarsi di un nuovo potere. Prima del 1061 gli scontri avvenivano all’interno della stessa entità politica e religiosa; col sopravvento dei normanni le prima fortificazioni rispondevano all’esigenza di affermare il nuovo regime monarchico feudale divenendo al contempo degli strumenti di difesa e determinazione del proprio dominio sul territorio. Tali fortificazioni rimasero perfettamente conformi allo stile francese; nel tempo divennero simbolo e strumento dei nuovi dominatori imponendosi sugli insediamenti preesistenti per dare vigore e supremazia alla corona.

Furono sostanzialmente due le tipologie architettoniche di stile normanno:

Palazzo aperto: difendibile e arricchito da cinta muraria;

Palazzo torre: il cosiddetto donjon di tradizione francese;

Il castello di Paternò è architettonicamente più vicino a questa seconda tipologia, insieme alle torri di Adrano e Motta S. Anastasia, situate a pochi km di distanza dal medesimo e disposte strategigamente sempre lungo la valle del Simeto. Fra i tre, il castello di Paternò è il più imponente.

Venne costruito nel 1072 su volere di Ruggero d’Altavilla durante la guerra contro gli arabi. Liberata la città egli mostrò subito interesse per la valle. Fino al 1198 il castello venne utilizzato per scopi di difesa e rifugio nel caso di eventuali attacchi. Sin da subito, all’interno del castello, vennero però realizzate delle stanze confortevoli e adeguate all’eventuale residenza del conte Ruggero e della contessa Adelasia.

In periodo svevo (1198-1270) si registra la presenza dell’imperatore Federico II in Sicilia e della madre, la regina Costanza. Federico II soggiornò nel castello dal 22 giugno al 03 luglio del 1221 per preparare un attacco contro gli arabi ed esattamente un anno dopo sempre per pianificare i suoi scontri con i musulmani. Fu in questo periodo dato all’edificio la veste di palazzo, vennero apportate infatti delle modifiche rilevanti all’estetica delle facciate, per esempio con l’introduzione di grandi bifore nella galleria del secondo piano, e la realizzazione di alcuni affreschi di cui oggi rimane poca traccia se non nella cappella del pian terreno.

Nel 1220 Federico II operò una riforma del sistema di fortificazione e nella stesura dell’elenco di “castra, munitiones et turres” il castello di Paternò non venne inserito probabilmente perché trovandosi in una posizione troppo interna, assolveva principalmente al compito di residenza e non più di fortezza militare.

Successivamente, in periodo angioino, non venne apportata nessuna grande innovazione. Di questa dominazione, sono state ritrovate solamente alcune monete di bronzo in mezzo allo strato di sfaldamento della terrazza.

Fra il 1302 ed il 1413, sotto gli Aragona, il Castello continuava ad essere una residenza reale. In esso hanno dimorato temporaneamente Federico II di Aragona (1337), la Regina Eleonora (1337-1343), Federico III (1345-1377) e la Regina Maria moglie di Martino I (1390).

Nel Castello soggiornò anche la Regina Bianca di Navarra (1402-1415) la quale l’11 novembre del 1405 approvo e firmò le consuetudini di Paternò, tramandate fino ai giorni nostri.

In questi anni, furono inseriti alcuni elementi architettonici che contribuirono in seguito ad alimentare dubbi riguardo l’edificazione in età normanna.

Al termine delle dominazioni aragonesi, ebbe inizio il periodo dei “castellani” e nello specifico il succedersi delle famiglie Speciale e Moncada che si tramandarono la proprietà del castello per eredità fino al 1812.

Fra il 1456 ed il 1860 il castello venne trasformato in carcere ed in molti documenti di quel periodo viene descritto come un luogo «fetido e malsano», dal quale si usciva solo una volta morti.

Le pessime condizioni della struttura portarono alla chiusura fino al 1900, secolo in cui vennero posti in essere i primi lavori di restauro ad opera della Commissione Regionale per la Conservazione dei Monumenti.

Successivamente furono realizzati dei lavori a cura della Sovraintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania e nel 1989 il castello venne aperto nuovamente al pubblico. Il restauro venne fatto in perfetta conformità con quelli che erano gli elementi strutturali esistenti. L’inserimento però, di uno slargo a terrazza nella zona adiacente al castello, ha cambiato radicalmente il rapporto perfetto fra il castello e l’ambiente circostante.

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