SANTA BARBARA

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LA MARTIRE E L’8… NON PUO’ ESSERE UN CASO

Se ci atteniamo ai significati che il termine TIPO possiede nel linguaggio non specializzato, vediamo che esso equivale a una forma generale o a un insieme di proprietà che sono comuni a un certo numero d’individui o di oggetti. In questo senso, TIPO è sinonimo di CLASSE, FAMIGLIA, ecc. Questa accezione generale è la stessa che applichiamo parlando di TIPO ARCHITETTONICO. Riconosciamo perciò la possibilità di stabilire classificazioni nell’esteso e molteplice dominio dell’architettura, e di riscontrare, al di là della singolarità degli oggetti, alcune caratteristiche comuni che ci permettono di identificare classi di edifici. (Martì Aris, Carlos, Le variazioni dell’identità, il tipo in architettura,Torino, 2007, Città studi Ed.)
Allontanatosi il flagello, che nel 1576 aveva colpito la Sicilia, i giurati civici, per solennizzare il culto e la devozione alla Santa, in accoglimento delle istanze della popolazione, che nella fase più acuta dell’epidemia si era rivolta alla protezione di S. Barbara, deliberarono di assegnarle un tempio più consono alla sua dignità e, per atto del 7 Marzo 1583, rilevarono dai Padri cassinesi l’oratorio di S. Maria Maddalena, che fu poi inglobata nel nuovo tempio. Le notizie storiche certe sono queste, ma ben poco possiamo trarre per quanto riguarda la storia della fabbrica: si devono porre dei paletti storico stilistici e di analisi urbana dei tipi presenti nel territorio per poter dare inizio ad un’indagine.

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Nel pensare collettivo si è oramai stratificato il pensiero che la chiesa di S. Barbara sia “Barocca”, sicuramente l’apparato decorativo contribuisce parecchio a rafforzare questa visione. Gli edifici non si classificano, però, per la quantità di decorazione, ma l’analisi che porta ad una “classificazione” del tipo tiene conto degli aspetti planimetrici e di sviluppo in alzato dell’edificio. Anche la periodizzazione non può essere così accademicamente intesa, l’architettura viene incasellata per motivi di studio ma non sempre i confini sono ben netti.
In primo luogo, il Barocco arriva in Sicilia non prima della fine del XVII sec., mentre a Paternò già un secolo prima si iniziò, se non a realizzare, a pensare la nuova chiesa Patronale. In seconda analisi, per quanto ai nostri occhi possa sembrare che da un secolo all’altro la concezione di un edificio cambi radicalmente, in realtà questi cambiamenti non sono capaci di fare “tabula rasa” dei ragionamenti formali, strutturali e distribuitivi delle epoche precedenti, ma da queste si attinge e si copia per reinventare. Partendo da quelle chiese che a Paternò erano presenti prima dell’edificazione di S. Barbara (Matrice, Gancia, Cristo al Monte, S. Domenico) tutte a sviluppo longitudinale per lo più ad unica navata, tranne la Matrice, considerando che non esisteva l’“inflazione” di comunicazione visiva che stiamo subendo oggi, viene spontaneo chiedersi: perché è stata scelta per S. Barbara questa forma apparentemente barocca? Perché non si è continuato a realizzare una chiesa a sviluppo longitudinale, come si era fatto fino ad allora? Perché S. Barbara assume questa forma di croce greca, non proprio ben riuscita osservando lo sviluppo dei due bracci? Oggi, forse, avremmo risposto perché così sarà piaciuta all’architetto, al capomastro o ai sacerdoti: doveva diventare la chiesa della Patrona, un luogo importante ed era giusto “inventarsi” una “forma” diversa.

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Fortunatamente in Architettura, almeno ai tempi, non si costruiva nulla perché piaceva o fosse semplicemente più bello di ciò che si era sempre fatto, ma nell’atto progettuale si cercava sempre di dare significato e senso a ciò che veniva realizzato. Chiunque abbia pensato (questo sarebbe bello scoprirlo), la chiesa di S. Barbara conosceva una storia molto più antica, conosceva quella tipologia di edifici che trovano radici profonde nell’architettura del VI-IX sec., parlo dell’Architettura Giustinianea di Costantinopoli: es. S. Sofia, SS. Sergio e Bacco, che sono i primi esempi di chiesa a pianta centrica, prese a modello per la costruzione delle nostre chiese paleocristiane, es. S. Vitale a Ravenna (546-48), S. Lorenzo a Milano (352-75); tutte chiese che hanno uno spazio centrale ottagonale. Il numero 8 nella simbologia cristiana è il numero del passaggio dalla vita terrena a quella celeste, passaggio che avviene nel battesimo e che allo stesso modo avviene con il battesimo di sangue, come il battesimo di tutti i santi ai quali queste chiese sono dedicate. Questa tipologia di chiesa prende infatti il nome di “Martyria” chiese dedicate ai santi Martiri, oppure sono Battisteri, tipo frequente nel nord Italia e tutti di pianta ottagonale. S. Barbara è una chiesa con uno spazio centrale ottagonale, S. Barbara è una Martire e chi organizzò lo spazio liturgico di questa nuova chiesa aveva nelle sue intenzioni non di produrre il diverso, la novità , ma il coerente alla figura della Santa. Dopo S. Barbara, Paternò ha visto un proliferare di chiese a pianta centrica che non esiste nell’hinterland Etneo, ma che per la maggior parte fanno capo a quella nuova corrente, chiamata successivamente Barocco, che intende lo spazio come l’evolversi di linee fluenti concave-convesse, dove l’impianto planimetrico si fonda non più sul cerchio o sull’ottagono ma sull’ellisse, figura geometrica con due fuochi. La Storia dell’Architettura deve avere il suo input dai luoghi e dalla lettura di essi, gli archivi potrebbero confermare o meno, ma viene difficile pensare che questo grande tempio sia il frutto capriccioso di un modo popolano di far festa alla propria Patrona.
La Martire e l’Ottagono… non può essere un caso fortuito.

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A cura di Giuseppe Mirenda