Stemma del Comune di Paternò

“Non abbiamo memoria dell’epoca in cui Paternò incominciò a rilevare il suo stemma; è certo bensì che tale uso s’inventò per esprimere la caratteristica d’ogni popolazione. Quello che adottò Paternò fu una torre in mezzo a due ceraste alate. Chi ha trascorso la nostra storia potrà avvedersi che lo stemma esprime la forza e il genio della Nazione. La Torre simboleggia il vigore con cui la città ha combattuto i nemici. I serpenti dimostrano la sagacia dei suoi governanti e dei Cittadini…

Stemma del comune di Paternò

Stemma del comune di Paternò

Sembra una favola inventata dal Volgo, che lo stemma si adottò nei tempi del Conte Ruggero, quando fu ristorata la Torre; ove in una grotta vicina, al rumore dei fabbri muratori, si destarono le due ceraste alate; delle quali una venne uccisa da un arciere e l’altra che volò fino alla gran lapide vicino Lentini; fece determinare il Conte Ruggero ad estender fin là i confini di questo territorio.

I due dragoni

I due dragoni alati, che sono raffigurati nell’emblema civico ai lati della torre che simboleggia il castello, si dice che vivessero nei roveti lussureggianti che prosperavano attorno al vecchio maniero, e quando i Paternesi, per liberare il Castello dal ginepraio, bruciarono i rovi, i due dragoni uscirono dal loro nascondiglio e rimasero per sempre attaccati alle mura del castello così come ora sono raffigurati nello stemma civico”.

Cos’è esattamente uno stemma? 

Lo stemma, dal greco στέμμα (stémma), corona, è l’insieme di scudo ed ornamenti esteriori di un’insegna simbolica gentilizia, nazionale o civica. Lo scudo è un elemento necessario dello stemma. Si tratta di un elemento grafico che consente, in prima approssimazione, di richiamare alla mente, con immediatezza e precisione, una persona, un gruppo sociale, un territorio, ecc.

L’origine degli stemmi è sicuramente militare, risalente al periodo in cui i combattenti dei vari eserciti non avevano divise che consentissero di distinguere agevolmente un gruppo dall’altro e, soprattutto, erano organizzati in unità strettamente legate ad un signore o capitano per cui l’individuazione del capo era sufficiente per identificare tutto il gruppo.

Questo sistema di riconoscimento  era così efficiente che venne adottato in quasi tutta Europa, e comunque in tutti i territori soggetti al sistema feudale, senza sostanziali variazioni. La necessità di riconoscere da lontano un cavaliere era ora soddisfatta, ma solo a patto che ci fosse qualcuno in grado di conoscere, e quindi riconoscere, i vari simboli individuali. I funzionari incaricati del riconoscimento, sia nelle azioni belliche che nei vari tornei, assunsero quindi una veste ufficiale ed un nome ben preciso: araldi. Dalla loro denominazione deriverà poi il nome della scienza da essi praticata: l’araldica.

Anche se l’uso degli stemmi è stato col tempo confinato in settori marginali della vita quotidiana, l’esigenza del riconoscimento visivo – innegabilmente più immediato e di maggiore impatto rispetto alla lettura di una scritta o di un nome – è attualmente sempre più soddisfatta dall’uso dei logo (o griffe). Chi indossa un capo di vestiario marcato con il logo del creatore o del produttore, in effetti ha un comportamento simile a quello di coloro che, in passato, aderivano ad un ordine cavalleresco solo per potersi fregiare dello stemma e delle insegne relativi e non per intimo convincimento ed impegno. L’unica differenza è che l’adesione ad un ordine poteva essere rifiutata, mentre nessun creatore di griffe rifiuta l’ostentazione del suo logo, anzi la sollecita.

La vera differenza tra stemmi e logo è che questi ultimi hanno un aspetto assolutamente immodificabile sia come disegno che come colori, mentre i primi possono assumere un aspetto estremamente variabile, in funzione dell’epoca, delle capacità artistiche del disegnatore o del gusto del committente.

 

BIBLIOGRAFIA:

P. Bellia, Storia di Paternò, 1808, in A. Cunsolo- B. Rapisarda, Note storiche su Paternò, vol. 2°, Paternò, Ibla, 1976, p.109. 

B.Rapisarda Tripi-C. Rapisarda, Paternò tra due torri, storia della città dalle orìgini ai giorni nostri, Paternò, Marchese, 1992, p.24.

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