Evoluzione tettonica del vulcano Etna

Etna

Etna

Sulla base dei dati oggi disponibili è verosimile l’ipotesi che l’attuale assetto tettonico e la sismicità dell’Etna siano l’effetto della risalita di un diapiro mantellico ubicato al di sotto dell’area vulcanica (Patanè et al., 2004).

Infatti, la composizione tholeitica dei primi magmi conferma l’ipotesi di una forte fusione del mantello terrestre superiore, giacché somigliano a quelli emessi dalle dorsali medio – oceaniche o punti caldi (ad esempio, le isole delle Hawaii).

Un eccesso locale di temperatura ha provocato la fusione di una parte dei componenti del mantello; l’insieme di liquido basaltico e cristalli refrattari alla fusione, più leggero del solido circostante, è salito come un diapiro, stirando e fratturando gli strati di terreno al di sopra di esso. Ciò ha inoltre prodotto l’inarcamento della crosta in questo settore della Sicilia orientale che, in concomitanza ad un sollevamento regionale che interessa tutta la Sicilia Orientale, ha portato alla formazione di un alto morfo – strutturale, la cui conformazione geometrica attuale è quella di un horst, spezzato da faglie e fratture variamente orientate. Sulla base della datazione dei terrazzi fluviali affioranti lungo il perimetro dell’apparato vulcanico e la cronostratigrafia delle formazioni sedimentarie ed eruttive, si ipotizza che tale processo sia iniziato 500.000 anni fa (Patanè et al., 2004).

Dal punto di vista geo – vulcanologico, l’Etna può essere definito “vulcano multiplo o strato vulcano”, costituito dalla sovrapposizione e coalescenza di prodotti eruttivi emessi nel tempo attraverso sistemi di risalta magmatica diversi.

Si possono distinguere 4 fasi nell’evoluzione geologica del Monte Etna:

1)    Fase delle Tholeiti Basali

Sulla base delle datazioni assolute, si ritiene che il vulcanismo sia iniziato durante il Pleistocene medio (circa 500.000 anni fa). L’attività si è esplicata nel settore sud – orientale (Acicastello – Acitrezza) con l’emissione di magma subalcalino, in un vasto golfo, corrispondente al bacino di sedimentazione dell’avanfossa, che occupava l’area dove sorge l’Etna attuale, tale magma si è intruso sottoforma di laccolite nelle argille grigio-azzurre del Pleistocene inf. – medio; mentre nel settore sud – occidentale (Adrano – Paternò) si è manifestato con colate di lava molto fluide che fuoriuscivano da fessure lineari, accompagnate da limitate manifestazioni esplosive, tali da conferire all’edificio una blanda morfologia domiforme, tipica dei cosiddetti “vulcani a scudo” (come quelli Hawaiani).

 Il passaggio dal vulcanismo pre-etneo – di carattere essenzialmente fissurale – a quello dell’Etna primordiale – di carattere centrale – caratterizzato ancora da basalti che, tuttavia, differiscono da quelli tholeitici pre-etnei, in quanto più ricchi in alcali e in grandi fenocristalli (basalti alcalini), avvenne in modo graduale e passando attraverso la fase 2.

 2)    Fase delle Timpe

Questa fase va dai 220.000 anni fino ai 110.000 anni fa. L’Etna ha ancora attività di tipo fissurale concentrata principalmente lungo la costa ionica in corrispondenza del sistema di faglie dirette denominato delle Timpe.

Durante questo lungo periodo eruttivo si sono anche verificate eruzioni fissurali lungo la Valle del Fiume Simeto fino a raggiungere la costa. Testimone di queste eruzioni è il neck che costituisce la collina su cui giace il Castello di Paternò datato 200 ka..

3)    Fase dei Centri eruttivi della Valle del Bove

Valle del bove

Valle del bove

Sul versante orientale dell’horst, si generano i Centri Alcalini Antichi (M.Calanna, Trifoglietto I) la cui attività è caratterizzata da lave meno fluide, basalti alcalini e hawaiiti, e con un incremento delle manifestazioni esplosive tali da conferire a questi edifici vulcanici versanti più acclivi. L’attività di questi arriva circa 80.000 anni fa.

Successivamente, circa 70.000 anni fa inizia l’attività del centro eruttivo del Trifoglietto II, avente l’asse di alimentazione posto più a Sud-Est degli attuali crateri.

Quest’ultimo è, con i suoi prodotti  (alternanza di colate laviche e vulcanoclastiti prevalentemente da caduta), testimone del carattere idro – esplosivo e talvolta effusivo del vulcanismo di quell’epoca. Tali prodotti sono generati oltre che dal tipo di magma, a chimismo alcalino – sodico, anche dalla presenza, a quelle quote e in quel periodo, di nevai e ghiacciai.

Sovrapposti ed affiancati all’edificio del Trifoglietto II si svilupparono altri centri eruttivi, contemporanei e successivi alle sue fasi finali di attività, quali: Serra Giannicola Piccola, Vavalaci e Cuvigghiuni.

4)    Fase dello Strato – vulcano

La quarta ed ultima fase inizia circa 60.000 anni fa. Tale fase porterà alla formazione del più grosso centro eruttivo, denominato vulcano Ellittico, che costituisce la struttura principale del Monte Etna.

Il vulcano Ellittico fu caratterizzato da un’intensa attività sia effusiva che esplosiva che nel tempo ha costruito un imponente centro eruttivo che raggiunse una quota massima di circa 3.600 m s.l.m.

Durante tale fase l’Etna produsse i prodotti più differenziati (trachiandesiti, trachiti) della sua intera storia.

Numerose eruzioni laterali hanno generato colate laviche che raggiunsero la Valle del Fiume Simeto e colmarono la paleovalle del Fiume Alcantara causandone la deviazione nella valle attuale circa 25.000 anni fa (Branca, 2003).

L’attività eruttiva dell’Elittico termina circa 15.000 fa, durante un’intensa fase esplosiva caratterizzata da una serie di eruzioni Pliniane che hanno causato la formazione di una vasta depressione di circa 4 km x 3 km, i cui bordi sono tuttora visibili seppure ricoperti dai prodotti recenti del Cratere Centrale.

L’attività di quest’ultimo che prende il nome di “Mongibello recente”, per distinguerlo dall’Ellittico che prende anche il nome di “Mongibello antico”, inizia nella parte WSW dentro la caldera dell’Ellittico, e dopo molte vicissitudini, finì per acquisire la forma attuale.

Il magma originariamente relativamente acido, si è via via evoluto verso una composizione trachibasaltica.

Circa 9.000 anni fa si verificò il collasso gravitazionale di una porzione del versante orientale del vulcano Mongibello che ha portato alla formazione dell’ampia depressione della “Valle del Bove”.

Questa valle si localizza sul versante orientale dell’edificio etneo, come un enorme anfiteatro, delimitata da Skiena dell’Asino, dalla Serra del Salifizio e dalla Serra delle Concazze.

Il fondovalle ha un’estensione di 7 Km in direzione N-S e 5 Km E – W ed è interrotto ad oriente da una scarpata che ribassa la struttura dando vita ad un’altra valle: la Val Calanna.

Sebbene l’attività predominante del vulcano Mongibello è di tipo effusivo, si sono verificate numerose eruzioni esplosive di notevole intensità. In particolare, l’eruzione esplosiva più intensa si è verificata in concomitanza all’eruzione pliniana del 122 a.C. Durante quest’eruzione, si presume un collasso calderico che portò alla formazione della “Caldera del Piano” e che interruppe la crescita dell’attuale cono sommitale.

A cura di Concetta Spitaleri

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...