La cappella di San Giovanni del Castello Normanno di Paternò

Cappella San Giovanni

Cappella San Giovanni

All’ interno del nostro castello, edificato nel 1072 da Ruggero il normanno, è custodito un autentico gioiello artistico: la piccola Cappella comunemente chiamata di San Giovanni Battista. Si tratta di un ambiente raccolto, scarsamente illuminato, nel quale si respira una profonda aria mistica dal pregnante sapore medioevale. Il pianoterra del fortilizio è composto da un largo vano, il cui elemento caratterizzante è rappresentato dalla cisterna, e dal quale si accede ad altri quattro ambienti di minori dimensioni: il magazzino deputato alla conservazione delle scorte alimentari, il locale destinato al corpo di guardia, la rude prigione e la vibrante Cappella di San Giovanni.

Questa è collocata precisamente alla sinistra dell’ entrata del castello, vicino le scale di adduzione al piano superiore, e racchiude il luogo artisticamente più interessante dell’ intero edificio. La raffinatezza e lo stile degli affreschi della stessa si pongono in lampante contrasto con la basicità di una robusta costruzione che poco o nulla poté concedere a soluzioni e ricercatezze artistiche e meramente estetiche, rispondendo piuttosto a pratiche ed imminenti esigenze militari di conquista. Questa riflessione introduce il quesito relativo alla datazione del manufatto. Certamente lo stesso non è coevo all’ edificazione del fortilizio, ma fu realizzato in un’ epoca successiva a quella della fondazione. Secondo la teoria maggiormente accettata l’ impianto originario degli affreschi, che non sembra riconducibile ad un unico artista, si collocherebbe nel primo quarto del duecento, durante il periodo dell’ imperatore Federico II, lo Stupor Mundi innamorato del sapere e dell’ arte. Questa tesi, caldeggiata dal Di Matteo, si fonda sul carattere marziale degli affreschi, intriso di un’ allegoria politico-religiosa che risente delle crociate e denota l’ appartenenza degli stessi, almeno nella loro principale installazione, al suddetto periodo. Non mancano infatti delle aggiunzioni successive. Ad immettere nel luogo religioso dal ‘cielo stellato’ e quasi a preannunciarne la sacralità, è l’ Agnus Dei, simbolo del Battista, che trova collocazione nella chiave della porta a sesto acuto dalla quale si accede allo stesso. Si tratta di un simbolo cristiano abbastanza diffuso, rappresentato da un agnello sormontato da una Croce. Presso diverse culture questo animale dal proverbiale temperamento docile ha rappresentato l’ innocenza e la mitezza, e nell’ iconografia cristiana è stato collegato direttamente al Cristo, e quindi al Suo sacrificio per redimere l’ umanità. La proclamazione, ‘ecce Agnus Dei, ecce Qui tollit peccata mundi’ risale a Giovanni Battista, ed esprime il compiersi del disegno messianico, per cui Dio, Onnipotente, si è sacrificato senza opporre resistenza, proprio come un agnello. Una volta varcata la soglia ci si trova in un ambiente rettangolare di modeste dimensioni, sulla cui parete frontale trova collocazione una piccola abside semicircolare. I lavori di restauro del 1990 hanno riconsegnato alla collettività le pitture che oggi possono ammirarsi nel loro splendore, anche se purtroppo alcune parti sono andate perse per sempre. Ciò è in larga parte imputabile, probabilmente, oltre che all’ inclemenza del tempo, alle sorti del castello, la cui fortuna non fu costante nella sua storia. Una volta compiuta la conquista normanna, e venute così meno le esigenze belliche che ne avevano costituito l’ anima, il maniero fu ingentilito per nuovi fini sostanzialmente residenziali. Ed è proprio in questa fase che si colloca la creazione della Cappella di San Giovanni. Dal punto di vista simbolico raggiunse il suo massimo splendore ospitando l’ imperatore Federico II. Più tardi la proprietà del fortilizio passò a Nicolò Speciale e poi ai Moncada. Durante la lunga signoria di questi ultimi fu ignobilmente utilizzato come carcere. Successivamente il castello fu abbandonato a se stesso fino al novecento. Alcuni pastori avevano addirittura adibito proprio la Cappella a luogo di produzione casearia. Gli antichi affreschi erano stati di conseguenza eclissati dalla fuliggine, fino a quando i lavori del 1990 non li restituirono alla luce. Può così ammirarsi all’ interno dell’ abside il Cristo pantocratore e ai rispettivi lati, le figure dell’ Arcangelo Gabriele sopra San Giovanni Battista e la Vergine Annunziata sovrastante San Nicola. Diverse minuscole immagini sacre attorniano la semplice abside, al di sopra della quale sono dipinti i quattro simboli degli evangelisti: il Bue, l’ Aquila, l’ Angelo e il Leone e l’ Agnus Dei. Le pareti sono caratterizzate da effigi di Santi cavalieri, come San Giorgio che uccide il drago, San Nestore, cavaliere della Fede, San Sebastiano ed altri. Nella parte superiore sono invece raffigurati ben sessantatre stemmi araldici, risalenti al trecento e al quattrocento. La volta della cappella, nella sua fine essenzialità, è molto suggestiva, semplicemente decorata da stelle lignee di colore dorato. Un piccolo scrigno di arte sacra ancora poco conosciuto da noi paternesi.  

Fabrizio Rizzo – Pubblicato sulla Gazzetta Rossazzurra del 13/11/2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...