L’Accademia dei Rinnovati della Fenice

stemma dell accademia della fenice

Stemma dell accademia della fenice

E’ ormai lontano e sbiadito dal tempo il ricordo della fiorente Accademia, variamente denominata, che insistette a Paternò per più di duecento anni, e nella quale, come riporta il Savasta, si esercitarono sino al principio del XIX sec. gli ingegni paternesi. Di questa istituzione, che aveva sede nel Convento dei PP. Domenicani, purtroppo non si hanno molte notizie. La fondazione ufficiale, e aggiungo certa, secondo la data riportata nella prefazione ai suoi regolamenti, si colloca nel 1634. Gli accademicidella Fenice si sono sempre fregiati dell’ ‘antichità’ della stessa, ritenendola preesistente a tale data. Esiste invero una tesi che vuole l’ Accademia presente già nell’ ultimo ‘500. Quest’ argomentazione affonda le proprie radici su quanto riportato in un manoscritto del Colonna, custodito alla biblioteca comunale di Catania: il ‘Compilato Istorico della città di Paternò’. In un passo dello stesso si legge che don Francesco Moncada, principe di Paternò, istituì un ‘Liceo di virtù’, ritenendo la città particolarmente nobile e degna. In realtà non può aversi la certezza, senza altri elementi in tale direzione, che questa citazione si riferisca all’ Accademia di cui stiamo trattando, e sarebbe pertanto una forzatura sostenere ciò, senza lasciare il giusto spazio al beneficio del dubbio. Certo possiamo comunque ipotizzare che un primo nucleo dell’ Accademia, si possa identificare con il ‘Liceo di virtù’ istituito da Francesco Moncada. A mio parere, esiste un filo conduttore che lega queste due istituzioni: le ragioni che indussero il Moncada a fondare il Liceo, lungi dall’ essere in verità quelle di aver reputato la città di Paternò particolarmente degna di una tale istituzione, sono molto più subdole e devono ravvisarsi nell’ esigenza del principe di entrare nelle grazie dei sudditi e soprattutto dei notabili. I cittadini di Paternò infatti non avevamo mai accettato la vendita della propria città ai Moncada, avvenuta nel 1456, e per questo avevano intentato una lunga causa per il riscatto di Paternò al Regio demanio, senza ottenere mai alcun risultato utile. E’ facile comprendere la pericolosità del profondo e diffuso malcontento dei cittadini, per questa soggezione mai accettata. Sono queste dunque le vere motivazioni che indussero il Principe a fondare il ‘Liceo di virtù’, mossa questa che lo avrebbe dipinto come un governante illuminato ed aperto. E a ben vedere, anche il ruolo svolto dall’ Accademia la Fenice, fu quello di perorare strenuamente la restituzione del territorio di Paternò al Regio demanio, avverso il giogo economico e di conseguenza culturale imposto dai Moncada. Una lotta condotta con la penna e non con la spada. E’ indubbio, come già ho messo in luce in un precedente articolo, che questo vassallaggio cagionasse un grave nocumento allo sviluppo di paternò, ed è di conseguenza agevole comprendere che l’ Accademia la Fenice, istituzione votata all’ ingentilimento culturale e alla diffusione del sapere, avversasse una delle principali cause ostative alla circolazione culturale. E’ questo a mio avviso il minimo comune denominatore che lega il ‘Liceo di Virtù’, fondato nella seconda metà del ‘500 dallo stesso Moncada, e l’ Accademia di cui si tratta. Probabilmente quindi uno strumento che nel tempo, si ritorse contro la stessa mano del suo fondatore. Come accennato sopra, la stessa ebbe diverse denominazioni: Collegio dei rinnovati (1647); Fenicia Rediviva (1704), la cui nomenclatura è probabilmente dovuta all’ importante sisma del 1693 che grave danno recò alla Sicilia, e vuole esprimere il desiderio di ricostruzione non solo materiale ma anche culturale; Accademia dei Rinnovati (1768); e infine Accademia la Fenice (1793). Questa produsse sicuramente diverse opere, ma sono poche quelle di cui ci è giunta notizia. Devono ricordarsi due raccolte di componimenti poetici intitolate ‘Fiori di Pindo’, (andata perduta), e ‘Manipoli di Cipresso’, e soprattutto il discorso accademico dell’ avv. Francesco Gatto Bisicchia. Una curiosità riguarda gli epiteti che gli accademici usavano attribuirsi in seno alla loro attività, come per esempio Domenico Savuto detto L’ Onesto, Eusebio Caruso detto Il Basso e Carmine Stizzìa detto L’ Infingardo. In conclusione può dirsi che L’ Accademia la Fenice, rappresentò un centro di cultura, o come diremmo oggi, un piccolo ‘cantiere culturale’, costituito da un gruppo ristretto di soggetti, quasi sempre di estrazione aristocratica, il cui fine ultimo era quello di un riscatto di Paternò. Riscatto non solo da un punto di vista giuridico, attraverso la restituzione dello stesso alla Corona, ma anche da un punto di vista culturale. E’ chiaro infatti che i due concetti siano quasi inscindibili, essendo ciascuno, conseguenza dell’ altro.

Per gentile concessione di Fabrizio Rizzo – pubblicato sulla Gazzetta Rossazzurra del 05/06/2010

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