I Moncada e la causa per il riscatto di Paternò

Antonio d'Aragona Moncada

Antonio d’Aragona Moncada

Quella dei Moncada è la storia di un ricco e potente casato, che attraverso sagaci giochi di potere, alleanze, intrecci ed un’astuta politica matrimoniale, fu protagonista della scena siciliana dal XV sec. fino all’ abolizione – seppur da noi solo formale – del feudalesimo nel 1812. Tale famiglia, di origine spagnola, ebbe un ruolo notevole nella politica fondiaria ed economica dei vasti territori dalla stessa infeudati, e lasciò anche una timida impronta sotto il profilo urbanistico ed artistico. La genesi della stirpe, intrisa di leggenda, ma non senza una qualche base di verità, si fa derivare dai Duchi di Baviera e precisamente da un Dapifero Bavaro. Costui, volendo impedire un assalto moresco in Catalogna, fece sbarrare un passaggio tra due monti con delle grosse catene. In seguito a quest’ episodio, prese il nome di Montecateno, poi volgarizzato in Montcada e quindi Moncada. La nobile famiglia arrivò successivamente in Sicilia nel 1290 circa con un Guglielmo Raimondo Moncada, e da allora conobbe un’ ulteriore ascesa che la portò ad accumulare titoli e possedimenti in gran parte dell’isola. La vicenda di questa casata s’intreccia con la storia di Paternò, in quanto il nostro territorio fu infeudato dai Moncada per un periodo lunghissimo che si estende dal 1456, attraverso varie vicissitudini, fino alla soppressione del sistema feudale nel 1812. La generosità e le qualità intrinseche dei nostri terreni hanno fatto sì che i Moncada tenessero ben stretti questi territori, nonostante il dissenso più volte, anche impetuosamente, manifestato dai paternesi. Ma vediamo di mettere in luce i passaggi che condussero questa famiglia ad acquisire il territorio di Paternò. Quest’ ultimo fu sempre costituito in feudo o in dote, e così passato attraverso assegnazioni, compravendite e successioni di mano in mano. Bisogna sottolineare però, che ad essere data in feudo, fosse la sola gestione del territorio, restando questo comunque sotto la reggenza della Corona. Ebbene, durante la seconda metà del ‘300, Paternò si trovava sotto la potestà di Artale Alagona, Vicario del Regno ed appartenente ad una nobile famiglia, anch’ essa di origine spagnola. L’ Alagona era stato inoltre nominato tutore della piccola Regina Maria, la cui madre, la regina Costanza, era scomparsa dopo il parto. Se non che, proprio come accade nei films – è proprio il caso di dirlo – col favore della notte, Guglielmo Raimondo Moncada III, s’ introdusse nel castello dove si trovava la Regina bambina, e la rapì. La condusse quindi, contro la sua volontà, fino a Barcellona per farla sposare a Martino di Aragona. In conseguenza di tale sposalizio l’ isola divenne una colonia ispanica, e Paternò tornò alla Corona. Nel 1430 Re Alfonso, vendette il nostro territorio a Nicolò Speciale, riservandosi il diritto di riscatto. Diritto che esercitò alcuni anni dopo, rivendendo quindi Paternò, sempre con patto di riscatto, a Guglielmo Raimondo Moncada V, nel 1456. Ebbe così inizio la lunga signoria dei Moncada a Paternò. Questo esteso periodo si caratterizzò per un diffuso malcontento della popolazione autoctona, poco proclive a questa soggezione, e sempre contraria alla suddetta vendita. C’è da dire per la verità, che il governo dei Moncada, ed il loro modus operandi, non furono particolarmente favorevoli e prolifici per questo centro: si trattò spesso di una gestione fondata sullo spremere il più possibile il territorio, al fine di ricavarne il massimo profitto. Questo ha probabilmente conculcato le eventuali possibilità di ulteriore sviluppo, e sicuramente inciso sulla forma mentis di questa città per secoli infeudata. Quella che noi oggi chiameremmo la cd. società civile, per le ragioni sopra esposte, intentò una causa avverso i Moncada per il riscatto del proprio paese al Regio Demanio. I diligenti cittadini, a tal fine chiesero che venisse dichiarata la nullità ab origine dell’ atto di vendita di Paternò ai Moncada, sostenendo che il relativo territorio fosse sempre appartenuto al Demanio e che quindi tale alienazione fosse stata realizzata in contrasto alle leggi del Regno. A ben vedere, come spesso accade, in medio stat virtus: bisogna quindi dire che Paternò, sin dall’ inizio del Regno con Ruggero I – che nel 1072 edificò quel ‘robustissimo fortilizio’ – fosse sempre stato infeudato, ma la differenza sostanziale stava nel fatto che mentre in precedenza era solo il territorio ad esser costituito in feudo, restando gestione e controllo di competenza del Demanio, in questo caso, Paternò fu in effetti venduto con un patto di riscatto, prima agli Speciale e dopo ai Moncada. Questa controversia si protrasse e si reiterò per decenni, ma sempre infruttuosamente. L’influenza, il potere economico e politico della casata, fecero sempre arenare qualsiasi richiesta di riscatto. Anche più tardi, nel 1538 e poi nel 1631, i cittadini di Paternò, cercando di attivare il diritto di ricompra, s’ imposero altresì dei dazi per riscattare al Demanio il proprio paese, attraverso la restituzione del prezzo al Principe. Dal canto loro i Moncada, sostennero tra le argomentazioni a favore, che Paternò non avesse alcuna legittimazione a star in giudizio, in quanto fosse sempre stato territorio baronale. La travagliata lite non ebbe mai esiti positivi per gli abitanti di Paternò, a causa dell’ impari competizione tra le parti. Ma la verità sostanziale, purtroppo è cosa ben diversa da quella processuale, e così bisogna chiarire che in realtà la vendita di Paternò, si poneva effettivamente in contrasto alle leggi del Regno, ed era motivata da ragioni di carattere economico e di riconoscenza del Re verso Guglielmo Raimondo Moncada V, per i servigi resigli in battaglia. La lunga signoria di questa famiglia, passò indenne attraverso i secoli, sino a quando nel 1812 fu promulgata la Costituzione siciliana, che assieme ad un’ uguaglianza in campo giuridico, all’ abolizione della tortura e del maggiorascato, prevedeva la cessazione dei diritti feudali. Di fatto com’è noto, la terra continuò ancora ad essere nelle mani di pochi, grandi latifondisti, che spesso addirittura accrebbero, dopo l’ Unità d’ Italia, i loro possedimenti con l’ aggiudicazione dei beni ecclesiastici. Paternò fu trasferita al Regio Demanio nel 1817.

Per gentile concessione di Fabrizio Rizzo – pubblicato su Gazzetta Rossazzurra del 08/05/2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...