Il sistema carcerario nella storia di Paternò

Il tema relativo alla funzione della pena, e cioè agli effetti che la stessa produce,e in vista dei quali è inflitta,è sicuramente il più controverso del diritto penale. Un sistema punitivo,per quanto rozzo e primitivo,è presente in tutti i tempi e in tutte le società. Ciò è manifestativo del fatto che ovunque esista un aggruppamento di uomini,lì,è indispensabile una disciplina per la coesistenza civile degli interessi in contrasto,e quindi di un sistema di punizioni. Nelle società arcaiche, la forma di reazione al male ricevuto,era rappresentata dalla vendetta privata, devoluta all’offeso o ai parenti di questo. La successiva introduzione dello ‘Ius talionis’, cioè della legge del taglione, segnò invero un importante passo avanti, in quanto la repressione dei crimini non fu più affidata all’indiscriminata reazione  privata,ma disciplinata da una norma scritta,applicata da tutti allo stesso modo. Il significato del termine ‘poena’,era appunto in origine quello di ‘prestazione in funzione riparatoria’,mentre il termine ‘multa’ indicava la compensazione in bestiame del danno arrecato. Da ciò emerge che nelle società antiche, la carcerazione non era intesa come pena privativa della libertà personale, ma come mezzo attraverso il quale assicurare la custodia dell’imputato durante la pendenza del processo,e/o in vista dell’eventuale esecuzione della pena. Anche nell’antica ed evoluta Roma, le prigioni,dette Latomie, nelle quali venivano rinchiusi promiscuamente uomini e donne, imputati e condannati,non assolvevano ad una funzione di pena detentiva in senso proprio. Solo più tardi, con Costantino e Giustiniano si ebbero le prime sommarie regolamentazioni delle carceri,e s’innescò quel processo,conclusosi nel Medioevo in seno alle corporazioni monastiche, che affermò l’idea del carcere quale luogo di espiazione della pena. Durante l’alto Medioevo,nel territorio della penisola si ebbe un’involuzione: prevalse appunto l’applicazione della pena privata,a differenza del precedente sistema punitivo romano,basato sull’applicazione della pena pubblica,inflitta dallo Stato in seguito a un processo. Ciò a causa dell’influenza del diritto barbaro-germanico degli invasori. Ma tale vasto periodo,fu caratterizzato,oltre che dalle invasioni barbariche, soprattutto dall’espansione del Cristianesimo e quindi della Chiesa Cattolica. La diffusione degli ideali cristiani,ebbe un peso decisivo in campo criminologico: la Chiesa per prima comprese infatti che il periodo di isolamento in carcere,e quindi la pena detentiva,dovesse servire alla correzione della personalità del reo,e cioè,per usare l’espressione della nostra Costituzione,dovesse ‘tendere alla rieducazione del condannato'(Art.27 Cost.). Tra ‘600 e ‘700 il carcere,caratterizzato da promiscuità e trattamenti inumani,diventa penitenziario e comincia così a farsi strada la teoria dell’emenda del reo,in base alla quale la funzione della pena è quella di correggere il comportamento criminoso al fine di reinserire il soggetto nella società. Le procedure criminali erano però,ancora contraddistinte da gravi disuguaglianze di trattamento e dall’arbitrio dei giudici. Sovente venivano celebrati processi per magia e stregoneria. Ma fu con l’avvento della ‘fiaccola’ dei Lumi nel ‘700, che si ebbe un vero progresso nella concezione della pena criminale e di conseguenza delle carceri e del trattamento dei detenuti. Montesquieu nella sua opera ‘lo Spirito delle Leggi’,teorizzava la moderna divisione dei poteri legislativo,giudiziario ed esecutivo,sottolineando l’importanza della terzietà del giudice; mentre in Italia Cesare Beccaria dava alla stampa un’opera che, nonostante la messa all’Indice, sarebbe subito diventata un ‘best seller’ dell’Illuminismo: ‘Dei Delitti e delle Pene’. In esso, il Beccaria accusa apertamente le incongruenze di un sistema nel quale erano ancora in auge la tortura,le denunce segrete,la pena di morte ed altre barbarie giudiziarie. Inoltre egli desacralizza il diritto penale,teorizzando la distinzione tra concezione cristiana del male e legislazione penale,cioè tra peccato e reato,il primo giudicabile unicamente da Dio,il secondo giudicabile anche dalla legge,in quanto ‘danno alla società’. Fu per questa dicotomia che l’opera fu posta all’Indice dei libri proibiti. Il cuore dell’opera,che ebbe risonanza in tutt’Europa,è rappresentato dalla ferma critica alla pena capitale,che si risolverebbe in un inutile e gratuito delitto da parte dello Stato. Il contributo del Beccaria per l’evoluzione del diritto penale,fu senz’altro una vera fonte di luce. Volgendo lo sguardo alle carceri borboniche,ci si accorge di quanto sia vero che la storia venga scritta dai vincitori: la propaganda risorgimentale dei Savoia,ha fatto sì che il sistema penitenziario borbonico,fosse consegnato alla storia come uno fra i peggiori dell’esperienza europea,e più in generale che il Regno avesse una burocrazia farraginosa ed arretrata. In realtà il Regno delle due Sicilie eccelleva sotto gli aspetti culturale,industriale,economico,amministrativo,ed aveva delle leggi all’avanguardia del sistema. Si pensi che nel 1822, fu introdotto l’istituto della transazione(simile al patteggiamento),per la risoluzione dei procedimenti giacenti, e che addirittura fu emanato un decreto sulla legislazione carceraria nel 1845 (che non fu integralmente applicato), il quale prevedeva la suddivisione dei detenuti per categoria,al fine di evitare che il contatto fra detenuti per reati poco gravi e detenuti per reati di maggiore entità,potesse avere una cattiva influenza sui primi, e ancora il lavoro e l’istruzione all’interno delle strutture. Anche a Paternò abbiamo un esempio di carcere borbonico. In esso,per quanto piccolo,era prevista la separazione degli ambienti per gli uomini e per le donne. I detenuti erano per lo più colpevoli di reati di basso profilo,così come bassa era l’estrazione sociale. Per le detenzioni più lunghe i carcerati venivano invece tradotti nelle strutture di Catania. Il nostro carcere fu invero utilizzato fino al periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

Per gentile concessione di Fabrizio Rizzo – pubblicato sulla Gazzetta Rossazzurra del 10/04/2010

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