Savasta ed i suoi studi su Paternò!

Gaetano SavastaGaetano Savasta, classe 1865, fu innanzitutto un sacerdote, prevosto della Collegiata di Santa Maria dell’Alto in Paternò, il cui grande merito fu quello di aver studiato la storia locale con una metodologia scientifica,e cioè attraverso l’attenta indagine, l’analisi diretta e l’interpretazione di documenti degli archivi civici, e delle Chiese e non invece relata refero. Il Savasta rappresenta quindi una fondamentale ed imprescindibile fonte storica locale. Prima delle sue fatiche infatti, Paternò non aveva ancora una storiografia in senso proprio,e sotto quest’aspetto, la sua opera “Memorie storiche della città di Paternò”, rappresenta indubbiamente un tesoro in termini di notizie,studi e meticolose ricostruzioni storiografiche. Ma il Savasta si occupò anche di divulgazione culturale in senso più ampio, avendoci generosamente fatto dono di altre opere di diverso genere, la cui utilità,a distanza di più di un secolo, è ancora senz’altro di grande momento. Ha così scritto un testo sull’illustre concittadino G.B.Nicolosi,”Della vita e degli scritti di G. B. N.”, panegirici religiosi, saggi dottrinali come “Il Divorzio”, sferzante critica a tale istituto, e perfino alcune poesie. Credo sia proficuo per una migliore analisi del Savasta, inquadrare il suo personaggio e la sua esperienza nel particolare periodo storico in cui operò, un periodo, quello a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del cd. secolo breve, caratterizzato da accese tensioni sociali tra proprietari e proletari,tra capitale e lavoro,e profondi cambiamenti innescati dalla rivoluzione industriale. In particolare,in Sicilia il passaggio dall’esperienza borbonica all’Unità non fu indolore,e da tale successione derivarono infatti diverse disfunzioni socio-economiche: il nuovo sistema fiscale era inadatto all’economia arretrata dell’isola,e la severità delle imposte aveva suscitato diffusi disordini – come accadde a Paternò con i fatti del 1896 – , inoltre la censuazione dei beni ecclesiastici aveva in gran parte mancato il proprio scopo, essendo questi andati ad alimentare i possedimenti dei latifondisti, invece che consentire l’accesso alla proprietà ai contadini, ed era costata alla Sicilia 250 milioni di lire, soldi spesi poi dallo Stato al Nord.

Da quest’angolatura, il Savasta non fu un religioso intellettuale che svolse la propria opera di promozione culturale motu proprio ed in maniera isolata ed avulsa dal contesto storico,ma al contrario il suo impegno è da ritenere indissolubilmente ad esso legato. Erano quelli gli anni della fervida contrapposizione ideologica tra antitetiche dottrine sociali, da un lato, Marx  ed Engels, i quali sostenevano l’abolizione del diritto di proprietà privata,attraverso la relativa trasformazione da personale in collettiva, una redistribuzione della ricchezza e l’ateismo, e dall’altro la Chiesa Cattolica, che rispose e prese posizione in ordine alla realtà sociale ed economica, con la fondamentale enciclica “Rerum Novarum” (Delle cose nuove,del 1891),di Papa Leone XIII, alla quale si fa risalire l’inizio della moderna dottrina sociale cristiana. In essa la Chiesa, dopo aver sottolineato la necessità di venire in aiuto dei proletari, alla luce delle condizioni servili nelle quali vivevano, anche a causa della soppressione delle corporazioni di arti e mestieri, critica la soluzione socialista, quale falso rimedio. Nella Rerum Novarum, la Chiesa condanna il socialismo perché tale dottrina, con l’argomentazione che si debba abolire la proprietà e fare di tutti i patrimoni particolari, un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo dello Stato, attizza l’odio dei poveri verso i ricchi, sostenendo invece, che il diritto di proprietà appartenga al diritto naturale. La soluzione prospettata dalla Chiesa era l’associazionismo, e quindi la collaborazione tra capitalisti ed operai, attraverso l’istituzione di associazioni deputate a dirimere i contrasti e a prestare il giusto ausilio alla parte più debole. Nel Suo disegno, il Magistero cattolico diede l’imprimatur all’impegno sociale e politico degli uomini di Chiesa ed ai cattolici, che trovò un risultato pratico nella fondazione da parte di Don Luigi Sturzo, del Partito Popolare Italiano, attraverso il quale per la prima volta, i cattolici partecipavano ufficialmente come eletti ed elettori alla politica. Il Savasta, con il suo operato, fu un autentico interprete di tale apertura dei cattolici maggiormente sensibili alle nuove problematiche sociali, e caldeggiò in loco l’azione politica degli stessi. Una poderosa spinta in tal senso alla Chiesa catanese,fu data dal suo Arcivescovo Francica Nava, di cui il Savasta fu stretto collaboratore ed alle cui idee illuminate si rifaceva. L’Arcivescovo comprese la necessità di avere un clero più preparato e proclive alle nuove istanze e scelte della Chiesa,anche in ottemperanza alla dismissione della Parrocchia unica,che aveva nel Vescovo l’unico Parroco,e la correlativa istituzione delle singole Parrocchie,così com’è oggi. Ebbene,è in questo articolato quadro in veloce divenire,che s’innesta l’impegno nel sociale del Savasta e nel quale deve essere letta la sua figura: un uomo,un sacerdote lungimirante,con una formazione chiara e delineata, che si spese attivamente per la propria comunità, non soltanto lasciandoci la prima fonte storiografica ‘moderna’, ma contribuendo in senso più ampio al progresso ed all’ingentilimento culturale dei propri concittadini, ed alla discesa in politica dei cattolici. Si spense a Catania, nel 1922,dove era stato chiamato a svolgere il ruolo di canonico Penitenziere della Cattedrale, senza poter ultimare quella che probabilmente sarebbe stata la sua opera principale: “Paternò Sacra”.

Per gentile concessione di Fabrizio Rizzo – pubblicato sulla Gazzetta Rossazzurra del 13/2/2010

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