Difficile non è sapere una cosa, ma sapere far uso di ciò che si sa!

Difficile non è sapere una cosa, ma sapere far uso di ciò che si sa

(Han Fei, Han Fei Tzu, III sec. a.c.)

“La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fattiverità o informazioni ottenuti attraverso l’esperienza o l’apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l’introspezione (a priori). La conoscenza è l’autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un’utilità inferiori”.

L’ uomo moderno possiede un infinità di strumenti utili alla propria crescita intellettuale, ognuno di essi espressi in diverse forme. Tutti si avvalgono di una moltitudine di caratteri che identificano al meglio la loro rappresentazione fisica nel mondo. La conoscenza è qualcosa di diverso dalla semplice informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una sua utilità. Mentre l’informazione può esistere indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi può in qualche modo essere preservata su un qualche tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc.), la conoscenza esiste solo in quanto c’è una mente in grado di possederla. In effetti, quando si afferma di aver esplicitato una conoscenza, in realtà si stanno preservando le informazioni che la compongono insieme alle correlazioni che intercorrono fra di loro, ma la conoscenza vera e propria si ha solo in presenza di un utilizzatore che ricolleghi tali informazioni alla propria esperienza personale. Fondamentalmente la conoscenza esiste solo quando un’intelligenza possa essere in grado di utilizzarla.

Con Socrate la conoscenza acquista una valenza etica, venendo d’ora in poi ricondotta essenzialmente al primato della riflessione individuale. Per Socrate infatti ogni conoscenza è vana se non è ricondotta alla propria autocoscienza, a quella voce dell’anima dotata di consapevolezza, in grado di esaminare criticamente e smascherare il falso sapere dei sofisti, le nozioni “irriflesse” di coloro che si credono sapienti ma in realtà non lo sono.

La vera sapienza nasce dunque dal conoscere se stessi; una tale conoscenza però non è insegnabile, né trasmissibile a parole, perché non è una tecnica. Il maestro può solo aiutare l’allievo a partorirla da sé.

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