Le origini del toponimo “Paternò”

La questione relativa alla genesi del toponimo di Paternò è sicuramente difficile da ricostruire a causa della scarsità di fonti storiografiche certe a tal riguardo. Credo, pertanto, che la foschia che ne dissipi le origini non possa mai diradarsi, costringendoci alla ricostruzione di diverse tesi verosimili. L’indagine degli studiosi che hanno affrontato l’antico problema si è così sempre mossa sul terreno incerto, ma indubbiamente affascinante, delle ipotesi. Vediamo, dunque, di argomentare le numerose ricostruzioni sviluppate nel corso dei secoli cercando di evidenziare quelle che, avendo delle fonti storiografiche più solide, appaiono maggiormente fedeli alla realtà. Gaetano Savasta, studioso di storia patria, identifica Paternò con la remota Inessa-Etna. Tale tesi è stata successivamente confutata dagli studiosi che, invece, identificano Inessa con la città scomparsa di contrada Civita e Paternò con Ibla. A corroborare il convincimento del Savasta fu l’antica iscrizione Est Civitatis Inessae, collocata dietro l’Immagine di S.M. dell’Alto nell’ omonima Chiesa. Partendo da tale rilievo lo storico sostiene che l’etimologia di Paternò derivi da Petra Aitnaiòn, ovvero Rocca degli abitanti di InessaEtna. Sempre nelle sue ‘Memorie Storiche’ il prevosto riporta, per completezza, quattro teorie che egli stesso riconosce già essere lontane dalla verità in quanto sfornite di basi scientifiche. La prima tesi fa discendere il toponimo dall’arabo Patoron, che indica un manipolo di soldati pronti a respingere il nemico. Tesi da ricusare in quanto, durante il periodo arabo, il nome del centro abitato era Batarnù e, comunque, perché è documentato che il nome Paternò fosse già preesistente al periodo in questione. A conferma di ciò abbiamo, infatti, la testimonianza dei geografi arabi Al Muquaddasi e Idris. Il primo ci parla di Batarnù. Il secondo, nell’opera ‘Il libro di Ruggero’ del 1154, descrive la nostra città con le seguenti parole:”Paternò robustissimo fortilizio…terre coltivabili con abbondanti prodotti del suolo…un bel maniero torreggiante sui campi”. La seconda tesi ricostruisce l’etimologia da Pater Nessae, cioè padre – nel senso di magistrato – di Inessa.  Anch’essa sarebbe da respingere per i motivi sopra esposti. Da rifiutare sono anche la terza e la quarta che ne fanno discendere il nome,  rispettivamente, da Pater Unionis, capo delle città ed i casali vicini, nel cui luogo si svolgevano le relative assemblee, poiché non è storicamente provata questa lega fra città, e da Pater Navigantium, padre dei naviganti, che si collega astrusamente alla leggenda di Iafet, figlio di Noè, che venuto in Sicilia con le navi dall’Armenia, vi avrebbe fondato la città. Un’altra teoria è quella di Francesco Paternò Castello. Questi identifica Inessa con Paternò e, per spiegare il mutamento del toponimo, che sarebbe avvenuto in occasione della conquista normanna, si rifà ad una leggenda risalente alla presa di Catania e quindi di Paternò da parte dei Normanni. Durante l’impresa, il Conte normanno Ugo di Paternoy, commilitone del Conte Ruggero, riuscì ad espugnare quel robustissimo fortilizio di Ag’Inaz di cui parla Al’Muqaddasi. Secondo lo studioso, in tale circostanza animato più dalla vanità di celebrare la propria famiglia che dalla ricerca storica, Ag’Inaz potrebbe significare ‘Rocca di Inessa’. Ebbene, in memoria delle gesta del conte Ugo di Paternoy, il luogo avrebbe assunto il nome di Paternò. A ben vedere, ritengo, piuttosto, che avvenne esattamente il contrario: pur volendo ammetter la correttezza della ricostruzione, fu il citato Conte a prendere l’appellativo dal luogo. Trovo, invece, valida la tesi del prof. Santi Correnti il quale caldeggia l’ origine greco-bizantina del toponimo. Il criterio sovente adottato dai bizantini per dare il nome ad un luogo si fondava sulle peculiarità geografiche del sito stesso. Orbene, durante il periodo classico imperiale, Ibla si trovava sul tracciato della via consolare che collegava Catania a Termini Imerese e che attraversava, in località ‘Coscia del ponte’, il fiume Simeto. Partendo dall’assunto che in quel periodo il centro più importante della zona fosse Adernò (Adrano), il Correnti ritiene verosimile che nei pressi di Ibla (Paternò) vi fosse una biforcazione che conducesse da un lato al ponte sul Simeto della via consolare e dall’ altro, ad Adernò. In Greco, ‘verso Adernò’ si traduce ep Adernòn. Lo studioso sostiene che da questa espressione sia derivato, a seguito dell’aferesi della e ed il cambio invalso della d con la t, il toponimo di Paternò che, peraltro, presenta anche la classica accentuazione bizantina ossìtona. Nondimeno, il prof. Barbaro Conti ha fatto notare che questa argomentazione offre il fianco ad una critica altrettanto valida: durante il periodo al quale si riferisce il Correnti, Adrano non aveva il toponimo Adernò, bensì ancora quello di Adranòn. Di conseguenza, applicando il medesimo ragionamento, si perverrebbe al risultato, meno corretto, di Patranò. Secondo Conti, invece, il toponimo di Paternò potrebbe trarre le proprie origini dal culto della Madre Terra. Questa devozione, diffusa presso le civiltà contadine in quanto strettamente legata alla terra, è testimoniata dal susseguirsi nel tempo della venerazione di dee telluriche della fecondità quali, appunto, Demetra (la locale dea Ibla), Iside, la Madonna Nera e Maria Bambina, alle quali fu di volta in volta consacrato il tempio di S.M. dell’ Alto. In altre parole si tratta dell’unico culto della Parthènos, ovverosia della Vergine, dapprima pagana e poi cristiana, che cambia il nome ma mantiene nella sostanza inalterato il minimo comune denominatore. Paternò deriverebbe, per tale via, dal culto della Parthènos, cioè della Vergine, e dal tempio di S.M. dell’ Alto, Parthènio. E così, più precisamente, dall’ablativo Paterniòne, modificato a seguito dell’aferesi di ne e la sincope eufonica della i, si avrebbe: PartènioPatèrnioPaternò. Più tardi lo stesso Conti avanzò un’altra ipotesi che farebbe derivare il toponimo da Pater Noster e, cioè, dal culto, sostituitosi a quello di Zeus e di Giove, di ‘Dio Padre’, significando in questo caso ‘Città del Padre’.

                                                    Fabrizio Rizzo – La Gazzettarossazzurra

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